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I versi più celebri di Eugenio Montale (con la poesia)

I primi 3 secondo 26 voti delle persone: Ascoltami, i poeti laureati / si muovono soltanto fra le piante / dai nomi poco usati. · Spesso il male di vivere ho incontrato: / era il rivo strozzato che gorgoglia, / era l'incartocciarsi della foglia / riarsa, era il cavallo stramazzato. · Codesto solo oggi possiamo dirti, / ciò che non siamo, ciò che non vogliamo.. (Aggiornato 20 giu 2024.)

«Spesso il male di vivere ho incontrato», «Codesto solo oggi possiamo dirti: ciò che non siamo, ciò che non vogliamo» e «Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale»: i versi di Eugenio Montale che tutti ricordano, da Ossi di seppia a Satura, con la poesia da cui vengono.

episodio_sardegna · · 12 elementi · 26 voti · 0 commenti

Primi 12

  1. 1

    Ascoltami, i poeti laureati / si muovono soltanto fra le piante / dai nomi poco usati.

    «I limoni», Ossi di seppia (1925).

    ▲ 4 ▼ 0

    4
  2. 2

    Spesso il male di vivere ho incontrato: / era il rivo strozzato che gorgoglia, / era l'incartocciarsi della foglia / riarsa, era il cavallo stramazzato.

    «Spesso il male di vivere ho incontrato», Ossi di seppia (1925).

    ▲ 3 ▼ 0

    3
  3. 3

    Codesto solo oggi possiamo dirti, / ciò che non siamo, ciò che non vogliamo.

    «Non chiederci la parola», Ossi di seppia (1925).

    ▲ 3 ▼ 0

    3
  4. 4

    Le coincidenze, le prenotazioni, / le trappole, gli scorni di chi crede / che la realtà sia quella che si vede.

    «Ho sceso, dandoti il braccio», Satura (1971).

    ▲ 2 ▼ 0

    2
  5. 5

    Forse un mattino andando in un'aria di vetro, / arida, rivolgendomi, vedrò compirsi il miracolo: / il nulla alle mie spalle, il vuoto dietro / di me.

    «Forse un mattino andando», Ossi di seppia (1925).

    ▲ 2 ▼ 0

    2
  6. 6

    Il genio lascia qualche traccia di zampetta / come la lepre sulla neve.

    «Il genio», Satura (1971).

    ▲ 2 ▼ 0

    2
  7. 7

    Io sono qui perché ho scritto poesie, un prodotto assolutamente inutile, ma quasi mai nocivo.

    Discorso per il Premio Nobel (1975).

    ▲ 2 ▼ 0

    2
  8. 8

    Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale / e ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino.

    «Ho sceso, dandoti il braccio», Satura (1971).

    ▲ 2 ▼ 1

    1
  9. 9

    Felicità raggiunta, si cammina / per te sul fil di lama.

    «Felicità raggiunta», Ossi di seppia (1925).

    ▲ 1 ▼ 0

    1
  10. 10

    La più vera ragione è di chi tace.

    «So l'ora», Ossi di seppia (1925).

    ▲ 1 ▼ 0

    1
  11. 11

    Un imprevisto / è la sola speranza.

    «Prima del viaggio», Satura (1971).

    ▲ 1 ▼ 1

    0
  12. 12

    Occorrono troppe vite per farne una.

    «L'estate», Le occasioni (1939).

    ▲ 0 ▼ 1

    -1

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